logo

Intervento: "...sulla politica militare e l'alleanza coi socialisti" PDF Stampa E-mail
Scritto da Simone Romeo   
Martedì 19 Novembre 2013 00:23

Care compagne, cari compagni,

con questo intervento intendo dedicarmi a due temi che mi stanno molto a cuore e che hanno impegnato in modo consistente l’attività di partito negli ultimi due anni: da un lato la questione militare, e dall’altro quella riguardante la collaborazione a livello comunale col Partito Socialista.

La tematica riguardante l’esercito svizzero è stata alla ribalta recentemente con la votazione per l’abolizione della leva obbligatoria dello scorso settembre, e in questo momento con il referendum contro l’acquisto dei Gripen.

In entrambi i momenti il Partito Comunista si è schierato in prima linea contro questa vacca sacra della nostra borghesia, che altro non fa che arrecare danni al nostro Paese: da un lato sperpera le nostre risorse economiche – come testimoniano i 9 miliardi stanziati recentemente per i gli aerei da combattimento e gli oltre 4 miliardi di spese militari annue – mentre contemporaneamente il nostro governo pubblica preventivi “lacrime e sangue” in pieno stile austerity dell’Europa neoliberista.

In tal senso vedasi l’acquisto della Grecia di aerei da guerra tedeschi e francesi alla Germania e alla Francia, deciso dal governo fantoccio retto dalla troika mentre il popolo muore di fame. Pensate che la Grecia è passata da una spesa militare parti al 3% del Pil nel 2011 a 7 miliardi di euro nel 2012, ovvero il 18,2% in più. Tutto ciò mentre i salari e le pensioni vengono tagliate del 25% e torna il problema della malnutrizione che si attesta a 400mila bambini in età scolare secondo fonti non certo di bolscevichi rivoluzionari, ma dell’Unicef.

Tutti questi soldi andrebbero investiti in altri settori (istruzione, socialità, energie rinnovabili, forme di sostegno e salario indiretto alle classi meno abbienti, e la lista potrebbe continuare ancora a lungo) e non in un manipolo di esaltati che gioca a fare la guerra!

L’esercito svizzero non è però solo problematico dal lato dei costi che gravano sullo Stato e quindi su tutta la popolazione, ma anche e soprattutto per la funzione di obbedienza servile e di controllo sociale che insinua in coloro che svolgono la scuola reclute e ovviamente in chi poi sceglie di avanzare. Molte reclute vengono contagiate nei meccanismi di obbedienza e rispetto dell’istituzione militare e borghese, venendo indottrinati sui meccanismi consociativi che governano il nostro Paese. Nel sistema di milizia dell’esercito svizzero, la stragrande maggioranza degli ufficiali sono al contempo sia militari che liberi cittadini che fanno parte di svariati Consigli di Amministrazione di multinazionali e aziende private. Vi è dunque una stretta connessione e organicità tra l’esercito svizzero e il sistema economico capitalista svizzero: se si va a toccare uno dei due aspetti, inevitabilmente le conseguenze di abbatteranno anche sull’altro!

Come partito dobbiamo dare priorità a questo tema, continuando a perseverare – nonostante la recente “sconfitta” in votazione popolare – nella lotta contro quest’istituzione borghese, diffondendo una cultura pacifista e antimilitarista. Il nostro impegno non si ferma però alle parole: da anni collaboriamo col SISA, il Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti, che fornisce un sostegno concreto a coloro che vogliono uscire dal militare proponendo un’alternativa – quella del servizio civile – che è davvero un percorso di vita e crescita personale, oltre a servire davvero al Paese e alla popolazione.

***

Sull’esperienza maturata nella collaborazione con il Partito Socialista a livello comunale – riferendomi soprattutto alla mia esperienza locarnese, dove sono consigliere comunale dal 2012 – mi preme fare alcune osservazioni critiche sull’operato del PS e sulla collaborazione tra i nostri partiti. Innanzitutto, questa esperienza mi ha permesso di osservare più da vicino e in concreto il modo in cui opera il PS, partito che teoricamente dovrebbe trovarsi all’opposizione, aspirando al socialismo e al miglioramento della condizione economico-sociale della classe medio-bassa, riscontrando però una mancanza di riflessione teorica che vada in questo senso. A livello comunale ciò si ritrova nell’essere un partito che si limita ad amministrare la cosa pubblica, senza cercare di portare un cambiamento vero nella gestione, rimanendo troppo spesso invischiato in dinamiche riguardanti ripicche personali e scambi di favori. Un partito che cerca di cambiare la società non si limita a cercare di migliorare e correggere alcune imperfezioni nel sistema vigente, ma ragiona in strutturale e di classe, opponendosi o sostenendo tematiche senza paura di non essere collegiale!

Vi sono stati diversi temi sui quali il Partito Comunista e il Partito Socialista si sono divisi – da ultimo il Palazzo del Cinema – ma uno in particolare, nonostante gli fosse ahimè data poca importanza visto l’esborso economico contenuto presente nella mozione, credo sia importante affrontare oggi in questa sala: sto parlando del finanziamento pubblico ai Partiti. Il Partito Socialista si è opposto, portando come argomentazione il fatto che un eventuale reinserimento del finanziamento pubblico ai partiti avrebbe ulteriormente staccato la popolazione dalla “classe politica”. Non saranno certo cifre contenute come queste, che favoriscono la trasparenza nell’azione politica, a staccare ulteriormente i cittadini dalle istituzioni, ma se mai le politiche austere e che non vanno a beneficio di tutti, ma soltanto della destra e dei ricchi.

Nel suo libro più noto, “Lettera a una professoressa”, Don Lorenzo  Milani (un prete) e suoi allievi affermavano che se le funzioni di senatore e deputato  non danno luogo ad alcuna retribuzione o indennità, non è un romantico  disinteresse, un particolare amore per la cosa pubblica, ma si tratta semmai di un sistema raffinato per escludere le classi sociali  inferiori dall'attività politica senza dirglielo in faccia. Non lo diceva né un pericoloso sovversivo né tantomeno un approfittatore, ma un sacerdote cattolico che lavorava con gli ultimi e che sapeva guardare oltre le apparenze. Applicando il ragionamento di don Milani caso locarnese, è chiaro come la scelta di non finanziare pubblicamente i partiti politici – ricordiamo che si parlava di 45'000.- franchi annui e dunque NON di cifre astronomiche per un Comune come Locarno – appaia come una grave discriminazione verso coloro che dispongono di risorse economiche limitate per svolgere la propria attività politica e non favorisca certo la trasparenza nell’azione politica.

Nonostante la moda dell'anti-politica che si respira soprattutto nella vicina Penisola, con il movimento 5 stelle che si fa paladino di questa crociata contro il finanziamento ai partiti, ma che pare a volte far breccia anche alle nostre latitudini – pur avendo una situazione diametralmente opposta rispetto all’Italia – i partiti politici rappresentano il sale della democrazia, dell'aggregazione sociale, del confronto e del dibattito.

Alcuni partiti, infatti, per cercare di sviluppare la propria attività politica, ricorrono ad altri tipi di finanziamento che provengono da lobby, banche e imprenditori privati, i quali cercano naturalmente di trarre un vantaggio dall’azione politica del partito sponsorizzato. In questo modo il principio dello svolgere la propria attività in nome dell’interesse pubblico viene a cadere, con tutte le note conseguenze sul piano della gestione della cosa pubblica. Quello che deve fare un Partito è dare risposte  ai problemi economici, e di conseguenza anche sociali, che  attanagliano ogni livello della società: dal piccolo comune, alla confederazione, al resto del mondo, e non certo  cercare di apparire belli e altruisti rifiutando di reintrodurre il finanziamento pubblico ai partiti,  sperando magari che alle prossime elezioni qualcuno se ne ricordi. I problemi finanziari vanno affrontati in ottica strutturale. Meglio spendere 45'000 franchi a favore del pluralismo e del buon funzionamento della democrazia, piuttosto che dare il via libera alle sponsorizzazioni private, meno trasparenti e che giocano su interessi non sempre limpidi.

 

Created by P-Live. Ticino Top - classifica blog e siti ticinesi