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25 settembre: No allo Stato ficcanaso! PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 22 Settembre 2016 13:28

Il Partito Comunista si oppone fermamente all’entrata in vigore della nuova Legge sulle Attività Informative della Confederazione, approvata lo scorso settembre in Parlamento. Essa prevede un enorme incremento dei mezzi a disposizione del SIC, che potrà adoperare nuove tecnologie per sorvegliare i sospetti, dentro e fuori dalle mura domestiche come sulla rete, basandosi su semplici supposizioni.

Le rassicurazioni circa il controllo da parte delle autorità al fine di evitare abusi non sono sufficienti e già in passato hanno dimostrato la loro futilità! Non è necessario tornare sul finire degli anni ‘80 per ritrovare una situazione in cui un cittadino su sette era tenuto sotto sorveglianza a sua insaputa: ancora nel 2010 altre 200mila persone erano state schedate. Nel contempo non vanno dimenticate le organizzazioni paramilitari segrete, le P26 e P27 che agivano indisturbate da vincoli e controlli.

Il rischio del riproporsi di una sorveglianza di massa a tappeto, che ha già peraltro dimostrato più volte la sua inutilità in altri stati – a titolo di esempio gli attentatori delle stragi di Parigi erano tutti noti ai servizi segreti da tempo – non comporta unicamente una pesante ingerenza nella sfera privata di ogni individuo, ma è altresì pericolosa per lo stesso processo democratico elvetico, in quanto comporterebbe un malsano clima di sospetto reciproco continuo e di conseguente esclusione sociale – soprattutto nelle fasce più deboli e discriminate della popolazione, che a questo punto potrebbero cadere sì facilmente nelle maglie delle reti terroristiche.

Il contesto internazionale non è sicuramente dei più favorevoli e il rischio di attentati non è da escludere. Il PC tuttavia denunciava già da anni, in solitaria, i processi di “regime change” in atto, destinati a lasciare diversi stati, una volta baluardi del laicismo, in balia di bande jihadiste che ora hanno il completo controllo su grosse porzioni di territorio.

Ribadiamo dunque il nostro sostegno al Referendum contro lo Stato Ficcanaso e contemporaneamente lanciamo un appello affinché la Svizzera instauri una collaborazione con quegli Stati che da sempre sono in prima linea contro l’espansione del fondamentalismo islamico.

 

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